Ma dimmi tu se quando da giovincello studiavo Giovan Battista Vico potevo mai pensare che in tarda età avrei chiesto aiuto proprio a lui per sostenere le mie ragioni in una contesa civile a me cara. E invece è proprio così. Sicché nel vivo del referendum vi citerò esattamente il grande Vico, filosofo e giurista illuminista che giunse alla maturità nel Settecento. Il quale aveva immaginato la storia come una grande entità sociale e spirituale che presentava nel suo procedere un singolare fenomeno di corsi e ricorsi. Divennero nel senso comune i “corsi e ricorsi della storia”.

Ebbene, a me è sembrato di trovarne uno singolarissimo in questa vicenda che da qualche mese ci appassiona e che da giorni affronto in pubblico proprio citando l’esempio che ho scorto. Ma ci avete fatto caso che ormai ogni dieci anni, con una puntualità da esattore delle tasse, il potere politico pretende che gli consegniamo in mano la nostra Costituzione? Iniziò alla grande dopo un fatto storico chiamato Tangentopoli. Allora il potere politico tutto insieme, stabili, a 4 anni da quel fatto, con una legge votata nel gennaio del ’97, la nascita di una Commissione bicamerale che doveva rifare la Costituzione. Per impedire che i politici potessero essere di nuovo messi sotto inchiesta, come capì subito chi aveva buon naso. Dissero che non era vero. Che con un’altra commissione bicamerale avrebbero prodotto un decalogo anticorruzione, da votare anch’esso in parlamento. La commissione venne fatta davvero, e sfornò davvero un decalogo; solo che il parlamento non ne votò nemmeno un punto. Poi tutto si arenò comunque perché Berlusconi fece saltare il banco.

Dieci anni dopo, sull’onda delle celebri leggi ad personam, ci provò proprio Berlusconi. Referendum e affondamento della sua “nuova Costituzione”. Il popolo italiano non la volle e difese la “sua”. Altri dieci anni e ci riprovò Renzi nel sogno di onnipotenza che gli venne da un 41 per cento alle europee. Ancora referendum su un testo che sembrava inventato da Spennacchiotto, lo scienziato pazzo di Topolino. Altro affondamento. Il popolo italiano si tenne di nuovo stretta la “sua” Costituzione.

Ancora dieci anni e ora ci riprova il centro destra a guida meloniana. Dopo la vittoria dovuta alla sapiente divisione delle sinistre vi si è rapidamente fatta largo la voglia di sforbiciare la Costituzione per restare meglio al potere. Via i “troppi” controlli. E gli italiani, oplà, sono stati invitati ancora a decidere. Corsi e ricorsi. O no?
Ma il fatto è che Vico spunta, ahimé, da tutte le parti. Mi capita così tra le mani, grazie a un’amica certosina, un testo scritto nel 1991 (35 anni fa!) da un magistrato. Si chiamava Antonino Scopelliti, e faceva il procuratore presso la Corte di Cassazione, di fronte alla quale si sarebbe dovuta presentare Cosa Nostra con ancora addosso i segni dal Maxiprocesso. Leggete dunque che cosa scriveva questo magistrato: “Riprendono, con la cadenza di sempre, i tentativi più o meno ambigui di mettere sotto controllo l’autonomia dell’ordine giudiziario e le campagne volte a mettere l’intero Paese contro la magistratura […] Una logica perversa sembra guidare l’atteggiamento politico nei confronti della magistratura. Con colpevoli omissioni si favoriscono tutte le difficoltà e le tentazioni, per poi accusarla di inefficienza e di errori, si gioca al ribasso con la giustizia per renderla invisa ai cittadini, si costringono i magistrati, lasciandoli soli, a impegnarsi e a esporsi in prima persona nelle indagini più difficili e scottanti, per poi accusarli di protagonismo. Viene da chiedersi se la classe politica non voglia liberarsi del controllore più scomodo, non solo ingabbiandone i poteri, ma soprattutto facendolo apparire all’opinione pubblica come il vero responsabile di ogni disservizio”.

Solo per la cronaca: il 9 agosto del ’91 il giudice Scopelliti venne fatto uccidere da Cosa Nostra, che contava, eliminato lui, sulla benevolenza della prima sezione della Corte di Cassazione guidata dal “garantista” Corrado Carnevale. Andò in un altro modo, Carnevale non arrivò.

Ma che ne dite, leggendo questa testimonianza? Coincidenze? O corsi e ricorsi?