Noi professori di diritto costituzionale e pubblico nelle Università italiane abbiamo aderito al Consiglio scientifico del Comitato società civile per il NO al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi.

L’abbiamo fatto alla luce delle notevoli criticità che la legge di revisione Meloni Nordio approvata dalle Camere senza alcuna modifica ed ora sottoposta al voto popolare presenta in relazione ai principi costituzionali d’indipendenza e di autonomia della magistratura.

La revisione costituzionale incide pesantemente sul Consiglio superiore della magistratura, sull’organo che nel disegno costituzionale rappresenta l’architrave dell’autonomia e dell’indipendenza. La legge di revisione opera un deciso ridimensionamento del Consiglio attraverso la scomposizione in tre distinti organi.

Sono creati due diversi Consigli superiori uno per la funzione giudicante ed uno per la funzione requirente. La delegittimazione di entrambi avviene attraverso un metodo di selezione dei componenti irragionevolmente diverso per la componente laica e quella togata. Il metodo di selezione consiste nell’affidare al caso, tramite sorteggio, la selezione dei componenti togati del CSM con una scelta senza precedenti nel panorama comparato. Si abbandona cosi il modello del nostro attuale CSM che era stato invece imitato da diverse altre Costituzioni europee

La creazione di un terzo organo l’“Alta corte” sottrae ad entrambi i Consigli la funzione disciplinare. La creazione di questo nuovo giudice sembra violare il divieto di istituzione di nuovi giudici speciali, oltre a non rispettare la garanzia del ricorso in Cassazione per i suoi provvedimenti.

L’introduzione della separazione delle carriere appare in questo quadro un pretesto per “smontare” l’organo CSM e indebolire conseguentemente le garanzie di indipendenza della magistratura.

Tutto ciò preoccupa ulteriormente a fronte di problemi del funzionamento della giustizia che non vengono minimamente affrontati, nonostante la loro soluzione sia stata più volte sollecitata anche in sede UE e sovranazionale, mentre dal Consiglio d’Europa sono giunte plurime indicazioni nel senso della necessità di garantire l’indipendenza della magistratura, cardine dello Stato di diritto, tramite la selezione elettiva tra pari dei componenti degli organi come il CSM.

Questa modifica costituzionale delegittima, in un solo colpo, la magistratura e l’esercizio della giurisdizione, nell’assunto – palesemente errato – che senza la riforma il giudice non potrebbe essere, come dev’essere, terzo ed imparziale e – ciò che è forse ancora più grave – delegittima la Costituzione che avrebbe dato alla magistratura un assetto inadeguato all’esercizio suddetto. Allo stesso tempo, portando il Pubblico Ministero al di fuori dell’area della giurisdizione, ne determina fatalmente l’attrazione da parte dell’area della politica, non dandosi altro campo materiale su cui possa assolvere ai compiti istituzionali che gli sono demandati.

Così facendo, dunque, si riduce l’autonomia della magistratura, si incide pesantemente sulla separazione dei poteri, in un contesto istituzionale complessivo che, alla luce delle altre modifiche costituzionali ed elettorali in cantiere, mostra un’indiscutibile tendenza verso una forte concentrazione di poteri in capo all’esecutivo.

Per tutte queste ragioni invitiamo i votanti a condividere il nostro NO ad una riforma maldestra e pericolosa che stravolge gli equilibri della nostra Costituzione.

Primi firmatari:

Ugo De Siervo

Università di Firenze, Presidente emerito della Corte costituzionale

Gaetano Silvestri

Università di Messina, Presidente emerito della Corte costituzionale

Gustavo Zagrebelsky

Università di Torino, Presidente emerito della Corte costituzionale

Enzo Cheli

Università di Firenze, Vice Presidente emerito della Corte costituzionale

Paolo Maddalena

Vice presidente emerito della Corte costituzionale